Come trovare lavoro

In Italia e negli altri Paesi dell'Unione Europea, migliaia di persone si cimentano nell'attività di ricerca di lavoro (qui i dati forniti…

In Italia e negli altri Paesi dell'Unione Europea, migliaia di persone si cimentano nell'attività di ricerca di lavoro (qui i dati forniti da Eurostat sul tasso di impiego e disoccupazione), e la frase "come trovare lavoro" risulta essere una delle più pensate da chi è in cerca di un'occupazione, sia che si tratti di un nuovo impiego dopo un periodo di sosta, sia che si tratti di un cambio di lavoro senza interruzioni.

Una guida per trovare lavoro

Ogni giorno, nella nostra attività di ricerca e selezione di personale, incontriamo persone alla ricerca di un impiego. Non è semplice gestire un colloquio di lavoro quando ci si concentra per non sfigurare davanti al selezionatore e, talvolta, si è più concentrati sul pensare come l'altro ci stia valutando che su ciò che stiamo dicendo. "L'ansia da prestazione" in questo caso non aiuta. Ma andiamo per gradi e, prima di parlare della fase del colloquio, elenchiamo i passaggi fondamentali da compiere per raggiungere il nostro obiettivo: trovare lavoro!

In questo articolo descriveremo con dovizia di particolari tutte le fasi di ricerca di lavoro, a partire da cosa sappiamo fare (le nostre competenze) per poi cercare sul mercato offerte di lavoro in linea con le nostre competenze ed i nostri desideri. La nostra intenzione è quella di fornire una guida diversa dal solito che, al posto di porre l'accento su ciò che si deve fare, come se ci fosse una "ricetta", focalizza l'attenzione sulla persona, ovvero su ciò che sa fare e su ciò che vuole fare. Un approccio diverso, sicuramente più lungo, ma che ha permesso a molte persone che hanno intrapreso con noi un percorso di orientamento di sostenere colloqui di lavoro e, per alcuni di loro, anche di trovare un impiego (qui i numerosi commenti e le testimonianze).

I passi fondamentali per impostare una buona ricerca di lavoro

Tra i passi fondamentali per trovare lavoro, ci concentreremo sui seguenti argomenti:

  1. Chi siamo e cosa sappiamo fare: svolgere un'autovalutazione delle proprie competenze
  2. Quali sono le nostre ambizioni e dove vorremmo lavorare, per evitare di candidarci a tutti i lavori del mondo
  3. Scrivere il curriculum in modo efficace
  4. Quali canali utilizzare per inviare le nostre candidature e metterci in mostra nel mercato del lavoro
  5. La motivazione: trovare lavoro attraverso una buona "ricerca lavoro"
  6. La preparazione al colloquio di lavoro
  7. La fase successiva al colloquio di lavoro

Fase 1: sapere quali sono le proprie competenze

Partiamo subito con un esempio, per chiarire questo primo  fondamentale passaggio che ci aiuterà, se ben fatto, nella nostra ricerca di lavoro.

Sono un impiegato nel settore commerciale estero presso una media azienda italiana e la mia attività richiede tutti i giorni di gestire relazioni commerciali con clienti europei che parlano inglese. Svolgo questa attività da quattro anni e riporto al mio diretto superiore, attraverso report quindicinali e riunioni mensili.

 

Fino a qui l'esempio è semplice e la domanda che un ipotetico selezionatore potrebbe rivolgerci è: "Quali sono le sue competenze? Cosa sa fare nel suo lavoro meglio degli altri? Le piace il suo lavoro? Lo vorrebbe fare ancora?" 

Per rispondere alla prima domanda "quali sono le sue competenze" noi forniamo uno schema utile per l'autovalutazione. Essere guidati da chi è più esperto può essere d'aiuto, ma una prima fase può essere svolta anche in autonomia: dato che pensiamo che l'interessato abbia già le risposte e forse bisogna solo aiutarlo a presentarle bene. In questo caso specifico, le competenze messe sul tavolo dal candidato dell'esempio sono molteplici: la capacità di relazionarsi con clienti esteri, di saper parlare inglese, di saper preparare la reportistica, di saper esporre durante le riunioni il proprio operato.

La valutazione delle proprie competenze non è solo un "elenco delle attività che svolgo" ma anche "a che livello lo so fare, quanto mi piace farlo, come posso dimostrare che lo so fare, che risultati raggiungo ogni giorno"... e così via. Più la persona è in grado di analizzare le attività che svolge attraverso un'autoanalisi sia della "padronanza" (ovvero quanto è confidente con quell'attività, quanto si sente appunto "padrone" della situazione) che "dell'evidenza" (ovvero la dimostrazione pratica che quella competenza è utilizzata spesso "..so relazionarmi con la clientela perchè ogni giorno chiamo almeno cinque clienti diversi ed ottengo con loro buoni risultati!"), più la nostra competenza sarà capita dal selezionatore (sia che la legga nel curriculum, sia che la senta raccontata a voce) che la reputerà vera, perchè realmente posseduta ed esercitata dalla persona. L'argomento  si può ricondurre al tema del "bilancio delle competenze" che è molto vasto: noi tempo fa abbiamo dedicato un articolo di blog per approfondire l'argomento.

Questa prima fase di lavoro è la più lunga, in quanto per ogni esperienza di lavoro si devono identificare le varie competenze che si sono maturate e, per ogni competenza, è necessario individuare almeno un caso di successo che possa dimostrare che abbiamo messo a frutto con successo il nostro sapere (in questo caso "ogni giorno chiamo almeno cinque clienti diversi ed ottengo con loro buoni risultati").

Non è ovviamente necessario elencare decine di competenze diverse, ma almeno quelle che riteniamo essere le nostre "armi" sul lavoro, quelle che ci distinguono dagli altri. Senza dubbio, davanti ad un selezionatore, un candidato in grado di esporre con sicurezza le proprie competenze  sarà apprezzato e valutato positivamente per la sua capacità di autoanalisi. Dunque, questo primo punto della nostra guida risulta molto importante.

Fase 2: identificare ciò che si vuole

Molto spesso, nei curriculum vitae che leggiamo non compaiono le ambizioni dei candidati: si tratta dunque solo di un elenco di esperienze, più o meno nutrito, che la persona ha fatto, ma non di ciò che vuol fare. In genere le aspirazioni vengono indicate nel curriculum (all'inizio o alla fine) oppure nella lettera di motivazione che accompagna la candidatura.

Noi, dopo anni nel settore, ci siamo ormai convinti di una cosa: chi non indica le proprie aspirazioni spesso non sa bene cosa vorrà fare di diverso da ciò che sta facendo in quel momento. Sembra questa una frase forte, ma nell'attività di orientamento lavorativo spesso ci capita di incontrare persone molto indecise, interessate solo a trovare un lavoro, ma che non hanno ben focalizzato quale lavoro vorrebbero fare. Queste sono persone che scrivono su internet frasi del tipo: "Ho bisogno di lavorare", oppure nelle email che riceviamo: "Cerco lavoro disperatamente". D'accordo, tutti noi abbiamo bisogno di lavorare, ma sparando nel mucchio sarà difficile trovare qualcosa che davvero ci piaccia e che non solo ci retribuisca. La frase "Voglio un lavoro!" è dunque un primo sprone, ma non sufficiente per identificare il target da colpire (aziende, enti...). Nelle scorse settimane abbiamo aiutato un giovane ragazzo che in una email ci aveva scritto "non riesco a trovare lavoro" e "cerco un lavoro, senza esperienza": noi gli abbiamo risposto chiedendogli che tipo di lavoro desiderasse svolgere e lui, molto candidamente, ha ammesso di non sapere con precisione, ma sicuramente qualcosa che fosse allineato con le sue competenze. Ecco, questo è il nocciolo della questione relativa alle "ambizioni lavorative": bisogna senza dubbio ripartire da ciò che si è fatto e ciò che si sa fare, senza cedere alla tentazione di dire "mollo tutto e vado via, qualcosa troverò". Ognuno di noi sicuramente ha delle peculiarità, che vanno identificate, valorizzate e poi spese in fase di ricerca del lavoro. Quando parliamo di competenze, precisiamo, non parliamo solo di quelle tecniche (utilizzo pc, lingue straniere, conoscenza di software specifici) ma anche di competenze trasversali (gestione del tempo, capacità di comunicazione, leadership...)

Fase 3: scrivere il curriculum in modo efficace

In questo paragrafo ci addentriamo in uno degli argomenti più richiesti dalle persone che vogliono impostare il proprio cv in modo efficace, di semplice ed immediata lettura. Scrivere un buon curriculum richiede tempo e concentrazione: molto spesso abbiamo spiegato alle persone che hanno partecipato ai nostri seminari dedicati alla scrittura di un curriculum vitae efficace che non esiste un modello di cv unico per raccontare in poche righe la propria esperienza di studio e di lavoro, ma sicuramente esiste il modo per chiarire, in pochi secondi, a chi legge il nostro curriculum, cosa sappiamo fare e cosa vogliamo fare.

Innanzitutto, dobbiamo scegliere la struttura di curriculum (formato europeo, cronologico, funzionale), poi dobbiamo focalizzare almeno tre competenze che abbiamo maturato nella nostra esperienza e di cui siamo certi non solo della padronanza, ma anche della spendibilità in altri ruoli (rifacendoci all'esempio citato nella fase 1, la capacità relazionale è trasversale, ovvero può essere utilizzata sia con i clienti sia con i fornitori). La lunghezza del curriculum non dovrebbe superare le due pagine, per essere di semplice lettura per chi lo riceve, deve riportare il grado di conoscenza delle lingue non dicendo "ottimo, buono o sufficiente", ma utilizzando il quadro di riferimento europeo per le lingue. Poi, come appena citato nel paragrafo precedente, spazio alla nostra ambizione: dove vorremmo lavorare? Perchè proprio in quel luogo (perchè è coerente con il nostro titolo di studio, perchè l'abbiamo già fatto...)? Cosa ci aspettiamo da un ambiente lavorativo? Cosa possiamo offrire in termini di competenze? Tutto ciò va riassunto nella parte iniziale o finale del curriculum o nella lettera motivazionale che molti non considerano, ma che per noi è molto importante, anche perchè permette al candidato di personalizzare la propria candidatura, riferendola ad uno specifico destinatario.

Questi primi tre consigli "smart" possono sicuramente essere utili a chi è alla ricerca di un impiego e si chiede come trovare lavoro. 

Ora vediamo le fasi successive, che senza dubbio approfondiscono quanto visto sino a qui.

Fase 4: quali canali utilizzare per inviare le nostre candidature e trovare lavoro?

Quali sono i canali da utilizzare, quali sono ad oggi gli strumenti per trovare lavoro? Trovare lavoro su internet, nelle bacheche? Dove trovare lavoro?

Ogni giorno decine di persone si rivolgono anche a noi per trovare lavoro, inviando la propria candidatura ad una o più offerte di lavoro presenti nella nostra pagina dedicata, ed un po' alla volta tutte le candidature vengono esaminate per capire se sono in linea con quanto richiesto dai diversi annunci di lavoro (QJOB inoltre è l'unica società in Italia che permette, a chi si iscrive al sito e completa il proprio profilo, di poter prenotare un colloquio conoscitivo con un selezionatore, per farsi conoscere).

Ma, a parte la nostra piattaforma, è decisamente importante per un candidato non dimenticare che i canali per trovare lavoro sono molteplici. Ne elenchiamo 10 per praticità:

  1. I centri per l'impiego provinciali e territoriali
  2. consulenti del lavoro con delega alla ricerca di personale - Fondazione Lavoro
  3. Le agenzie interinali (Adecco, Manpower, Randstad...)
  4. Le società private di ricerca del personale (come QJOB Srl) che svolgono attività di recruiting 
  5. I siti per trovare lavoro (qui un bell'elenco pubblicato da un head-hunter)
  6. Gli sportelli sparsi su tutto il territorio italiano dedicati ai giovani (progetto giovani) ed il programma Garanzia Giovani
  7. Le società di outplacement che aiutano le persone (anche non più giovani, che si chiedono come trovare lavoro a 50 anni) a definire nuovi percorsi
  8. I siti per cercare lavoro come Linkedin, il social network dedicato all'attività professionale
  9. Per chi svolge la libera professione, esiste un social network dedicato, Freelancer
  10. Il passaparola, strumento ancora utilizzatissimo, anche se bisogna stare attenti a farne buon uso

Questi sono i principali strumenti, che devono essere utilizzati proprio come abbiamo fatto noi, solo al "quarto step". Prima è necessario, lo ribadiamo ancora una volta, capire cosa si sta cercando realmente.

Fase 5: la motivazione nella ricerca di lavoro

La domanda è nota: come trovare un lavoro o come trovare lavoro? Sembra un gioco di parole, ma non lo è, la mancanza dell'articolo "un"  può fare la differenza in chi si approccia nella ricerca di un nuovo lavoro, sia che stia già lavorando, sia che si tratti di una persona inoccupata o disoccupata.

Molto spesso la tenacia, la perseveranza, può permettere di raggiungere risultati importanti. Ci capita spesso di supportare le persone nelle fasi di cambiamento attraverso percorsi di coaching: un punto su cui lavoriamo sempre, è relativo alla resilienza, ovvero quella capacità innata (ma spesso accantonata) dell'essere umano, di reagire con forza e determinazione di fronte a situazioni che appaiono molto complesse e difficilmente risolvibili. Cosa c'entra la perseveranza con la ricerca di lavoro? Molti studi dimostrano come la ricerca di lavoro sia un'attività potenzialmente stressante e difficile da superare: basti pensare che su 100 curriculum inviati, solo 6-7 persone leggeranno il nostro elaborato e chissà poi se ci convocheranno a colloquio. Questo nella media di un curriculum fatto bene e spedito ad aziende che poi leggono quanto ricevuto, figuriamoci nel caso in cui il nostro livello di impegno sia medio-basso. La resilienza, il darsi degli obiettivi, il voler davvero trovare lavoro, sono dunque componenti essenziali da non sottovalutare in fase di cambiamento e che rappresentano l'asse portante della motivazione. Dunque il consiglio in questo caso è essere concentrati, determinati: non mollare davanti ai no che si riceveranno, ma farne tesoro.

Fase 6: la preparazione al colloquio di lavoro

Immaginiamo che, dopo tutte le fasi precedenti, il nostro ipotetico candidato sia arrivato al giorno del colloquio: vestito di tutto punto (non è necessario, l'importante è non essere trasandati) si reca sul luogo dell'incontro ed inizia il colloquio di lavoro con il responsabile delle risorse umane aziendali o con un selezionatore. Come esordire? Cosa dire, come rispondere alle domande e come presentarsi al meglio? Queste sono solo alcune delle domande che ci rivolgono le persone che vengono da noi per "allenarsi" alla fase del colloquio e noi rispondiamo sempre dando alcune indicazioni di ordine pratico.

In primo luogo, non prepararsi un discorso a memoria, non funzionerà mai: l'ansia in questi casi - come dicevamo all'inizio dell'articolo - gioca brutti scherzi e, dunque, puntare tutto sulla memoria non ha molto senso. Piuttosto, sarà apprezzata dal selezionatore un'esposizione ordinata e concisa, non superiore ai 20 minuti di tempo, che metta in risalto le caratteristiche positive di ciò che abbiamo fatto nel nostro lavoro (puntando sulle competenze derivate dalle esperienze precedenti). Poi, se richiesto, sarà opportuno aggiungere particolari relativi alla propria vita extra-lavorativa (attività sportive, di ricreazione, di impegno sociale...) e, dulcis in fundo, non si potranno omettere i propri desideri, quelli che al punto nr.2 abbiamo chiamato "le aspirazioni, le ambizioni". Al primo colloquio in genere, il candidato non rivolge domande relative alla retribuzione ed all'inquadramento contrattuale, piuttosto si documenta, chiedendo, sugli eventuali orari lavorativi, le sedi di lavoro e le eventuali trasferte/corsi di formazione. Andare preparati ad un colloquio di lavoro, essendosi documentati anche sull'attività che svolge l'azienda presso cui ci si è recati, è sempre accolto di buon grado dall'intervistatore perchè fa capire il livello di interesse e di impegno che il candidato sta mettendo per fare una scelta consapevole.

Fase 7: la fase successiva al colloquio di lavoro

Nell'attività di ricerca di lavoro, anche la fase successiva al colloquio riveste una certa importanza. Già alla fine del primo colloquio è opportuno chiedere al selezionatore una data, anche indicativa, per comprendere entro quando si potrà avere un feedback, un riscontro, sull'esito del colloquio. Questa è una fase delicata e spesso ci capita di notare, quando rivestiamo i panni del selezionatore, che le persone al termine del colloquio si alzano, salutano e se ne vanno senza essersi informate dei passi successivi.

E' molto importante chiedere quando si potrà avere un riscontro, per più motivi: primo, il selezionatore dovrà rispondere, dando così un'ulteriore informazione circa la ricerca al candidato e, secondo, il candidato avrà la possibilità di contattare il selezionatore nel caso in cui quest'ultimo non dovesse farsi sentire oltre la data pattuita in sede di colloquio. E' importante anche per il candidato infatti sapersi porre nei panni del selezionatore che sta svolgendo un processo di recruiting, per poter sfruttare a proprio vantaggio i punti "deboli" del selezionatore. 

Nel caso di colloqui ulteriori rispetto al primo, noi consigliamo sempre di portare con sè una busta paga recente (utile per formulare una proposta contrattuale ed economica, per sapere quanto costerà all'azienda il nuovo dipendente):  potrebbe essere richiesta dal selezionatore ed essere preparati a diverse situazioni per il candidato non fa mai male. 

Bene, con questo articolo speriamo di aver fornito ai nostri lettori una guida più completa sul tema "Come trovare lavoro".

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