Trovare lavoro: un caffè con Bruno Marzemin

Chi cerca lavoro di solito trova in rete delle guide che propongono una serie di passaggi da svolgere: noi per primi…

Chi cerca lavoro di solito trova in rete delle guide che propongono una serie di passaggi da svolgere: noi per primi abbiamo scritto un dettagliato articolo di blog e registrato un video su "Come trovare lavoro" dove suggeriamo alcuni passi fondamentali da fare, come valutare le competenze che già si possiedono, chiarirsi le idee sulle proprie ambizioni, scrivere in modo efficace il curriculum, etc...

Alcuni consigli utili per chi cerca lavoro

Oggi abbiamo deciso di chiedere qualche ulteriore consiglio a Bruno Marzemin, psicologo che si occupa di formazione, ricollocamento, counseling e orientamento professionale, che ci ha dato risposte molto interessanti e non scontate.

Bruno, vista la tua esperienza molto trasversale, che cosa vorresti mettere in evidenza rispetto all’iter di ricerca di lavoro?

Non è mia intenzione dispensare i soliti consigli in questa sede, ma vorrei elencare alcuni bias (cioè errori di valutazione e giudizio che commettiamo sistematicamente) al fine di aiutare i lettori ad analizzare la propria attività di ricerca di lavoro da un’altra prospettiva.

Interessante questa prospettiva. Iniziamo: qual è il primo bias?

Pensare “prima o poi il lavoro salterà fuori”. In realtà non è proprio un bias. C’è anche del vero. Ma stare con le mani in mano aspettando che qualcuno ci chiami rallenta di molto l’arrivo di un lavoro. Di solito questa condizione è dovuta a diversi fattori: delusione e stanchezza nel cercare lavoro, episodi transitori di peggioramento dell’umore dovuti alla mancanza di lavoro, eccetera. È duro da dire, ma occorre farsi forza e rialzarsi, e smettere di cercare lavoro solo quando lo avremo tra le mani.

E’ vero, molte persone si scoraggiano, e sembra diminuire anche la fiducia negli strumenti di recruiting on line

Si, spesso mi sento dire “ci sono tanti siti internet che propongono lavori ma non funzionano, non c’è mai niente per me”. Anche questo è vero in parte. Tanti siti internet di ricerca lavoro non sono altro che motori di ricerca (funzionano come Google o Bing) che non fanno altro che “pescare” da altri siti i lavori compatibili con la richiesta dell’utente. I portali online a modo loro funzionano. Ma non spendiamoci troppo tempo: impariamo a riconoscere i portali validi da quelli ripetitivi.

E per quanto riguarda le agenzie di ricerca lavoro?

Moltissime persone dicono:“mi sono iscritto in un’agenzia per il lavoro e non mi chiamano più”. Ed è proprio qui l’errore: non basta iscriversi. Occorre aggiornare la propria posizione, tornando a chiamare l’agenzia ogni due-tre settimane. Magari evitate di passare di persona: potreste trovare che la filiale sia chiusa perché non aperta al pubblico in quel momento e fare un viaggio a vuoto. A proposito di siti di ricerca lavoro: quelli più affidabili sono proprio quelli delle agenzie (Manpower, Randstad, Adecco…). Imparate da questi cosa vuol dire professionalità.

Esiste una banca dati di candidati?

Ci tengo inoltre a sfatare un mito: “esiste una banca dati comune a tutte le agenzie”. Niente di più falso. Se avete completato la vostra iscrizione all’agenzia AB, la concorrente BC non potrà mai vedere il vostro curriculum. E’ un discorso legato alla privacy, e alla concorrenza di mercato. Un’agenzia, un’iscrizione. È noioso, ma è la prassi.

Bruno, secondo te che cosa cercano i candidati?

Dipende: ci sono persone che hanno ben chiara la meta, e altre che si approcciano all’attività di ricerca con il pensiero “metterò bene in chiaro che mi va bene tutto”. Dal loro punto di vista potrebbe essere un modo per mostrare disponibilità, ma mettetevi nei panni del selezionatore per un momento: immaginate che vi capiti una richiesta simile, di una persona che vi implori di assumerla mettendola a fare qualsiasi cosa. Cosa dovrebbe convincere il selezionatore a scegliere voi anziché il candidato che è andato via due minuti prima?

Cercate due-tre mansioni cui candidarvi, e puntate su quelle mettendo in luce le caratteristiche che potrebbero essere adatte a quei ruoli. Lasciate che sia il selezionatore a proporvi eventualmente altro, se lo ritiene in linea con alcune vostre competenze.

Cos’altro credi che possa diminuire le possibilità di successo durante una selezione?

Alcune persone, soprattutto se da un po’ di tempo non riescono a trovare un impiego, pensano: “gli racconto la storia dell’orso, che ho fatto questo e quel lavoro (non importa se in realtà l’ho fatto solo per un giorno o qualche ora)”. Ennesimo errore: le bugie hanno le gambe corte. Se scrivete che avete lavorato come tecnico CNC e quindi ritenete di essere un esperto - ma l’avete fatto solo per un fine settimana - il selezionatore saggio andrà a fondo, facendovi qualche domanda specifica, smascherandovi molto in fretta.

Un altro pensiero comune è “non vale la pena raccontare i miei hobby o le mie passioni, oppure,  non credo gli importi sapere che faccio musica elettronica da un decennio”. Caso inverso al precedente: mettete in mostra le vostre abilità! In una situazione simile, il selezionatore può capire tante cose su di voi, competenze che spesso non siete nemmeno consapevoli di possedere e che potrebbero essere utili per il ruolo da ricoprire: ad esempio che siete creativi, costanti e apprendete in fretta anche da autodidatti. Mettete in luce queste cose anche nel curriculum.

Dunque, Bruno, per concludere quale ultimo aspetto vorresti mettere in luce?

Vorrei consigliare a tutti di approcciarsi alla ricerca di un impiego con le idee chiare. Sentirsi dire “mi va bene tutto, tranne lavorare di sera, al martedì e giovedì, mai nei fine settimana e non oltre i 5 km da dove abito”, dove in una frase si dice il tutto ed il contrario di tutto, è controproducente. Mettetevi per un altro momento al posto del selezionatore: che opinione vi fareste di una persona che se ne esce così? Cercate un compromesso, negoziate. Idee chiare e sincerità non vi garantiranno la certezza di un posto di lavoro, ma di sicuro vi metteranno in buona luce davanti al selezionatore.

Esiste una soluzione univoca?

In conclusione: non c’è una soluzione uguale per tutti nel trovare lavoro. Magari. Se ci fosse, l’inventore l’avrebbe brevettata e sarebbe ai Caraibi a vivere di rendita per i diritti d’autore. Non di certo mettendosi in mostra su siti internet o pubblicando libri con il suo bel faccione stampato in copertina.

Trovare lavoro è un impegno, complesso e frustrante. Spesso è la situazione precaria che rende inefficaci le nostre strategie di ricerca. Non fatevene una colpa. Ma cercate anche di non passare da vittima (…non so se questo sia ascrivibile come un ennesimo bias!). Riflettete su questi modi di pensare errati. Seriamente. E poi, riprovateci. Contattate un’azienda. Rimettetevi in gioco. Sbagliando s’impara, a patto che ci si renda conto dei propri errori.

Ringrazio Bruno Marzemin per il suo interessante contributo, e vi invito a cliccare su questo link per accedere al suo sito da dove dispensa altri interessanti consigli e materiale utile a chi sta cercando lavoro.

Buona ricerca di lavoro!